LUIGI FRANCESCO PERRINI.
Il " Ciclo del Volto "

di Enzo D'Elea



IL PREZZO DEL VIAGGIO E' LA PAURA

( Albert Camus )


Il Perrini, uomo di molti dolori, artista che, per dure e quasi inenarrabili vicende della vita, ben conosce il patire, si e' accostato in maniera decisiva alla Sindone come enigma, e ancor piu' alla Sindone come mistero, in occasione di una breve permanenza a Torino nell'anno 1991.
La Venerabile Icona non era allora esposta (l'ultima esposizione risaliva, infatti, al gia' lontano 1978), ma non per questo era, la sua, una presenza, e un'incombenza, meno pregnante e meno appellante. La prossimita' fisica e psicologica al Sacro Lenzuolo e alla sua < impossibile immagine > - immagine tanto negata, nella circostanza, alla visibilita' "oggettiva" quanto presente e agente per arcani sensi interiori e ineffabili vibrazioni di diapason spirituali - , ha acceso in Perrini una fiamma, segreta ma tenace. Essa sarebbe propagata in incendio (un feu pascaliano) destinato a segnare in maniera determinate e indelebile la sua storia e i suoi percorsi espressivi, dopo aver covato pazientemente sotto le ceneri di una quaresima dello spirito lunga tre anni (e chissa' se la Sindone non abbia inscritto nel suo stesso enigma questo oscuro, ambiguo, destino igneo, pensavo visitando qualche tempo fa la restauranda Cappella del Guarini).

Di fatto, dopo il consistente periodo d'incubazione dell'indistinta idea germinale, la gestazione feconda ha prodotto il suo frutto prezioso e terribile. Nella Quaresima dell'anno 1994, la fiamma mai spenta (e di fatto inestinguibile), infiamma il combustibile creativo dell'anima di questo Artista: e l'incendio inconsumabile fa divampare con impeto inaudito le forze della creazione artistica esaltandole a temperature di incandescente colliquazione. Nel febbrile volgere di tempo che va dal segno delle Ceneri al segno del sacro Fuoco che accende la notte del Sabato Santo, Perrini, con la rara tecnica del monotipo "a contatto", "estroverte' " l'Immagine introiettata dell'Uomo sindonico nell'impressionante, sconvolgente "Ciclo del Volto" (dodici matrici su tela e altrettante icone di carta). Con un'espressionismo straordinariamente fisico e materico egli stravolge la forma archetipale intimamente, molecolarmente quasi, metabolizzata, la sottopone ad inquietanti, feroci anamorfosi allucinatorie, a contorcimenti e deformazioni angosciose operate da dirompenti, lancinanti energie subconsce ed irrazionali, la distorce e la devasta torturandola nel crogiolo di oscure forze magmatiche e primordiali, scatenate da parossismi endogeni, da dinamismi interiori tellurici, vulcanici.


2.Sia esso quello del Figlio dell'Uomo - Figlio di Dio, o sia invece solo quello del piu' anonimo figlio d'uomo, ma uomo, quel volto possiede comunque, per Perrini, un'atroce trascendenza rivelatoria: non solo perche' ogni volto ci guarda da un mistero, ed e' un mistero che guarda, (come ci ha insegnato E. Levinas); ma perche' esso come nessun altro sorveglia l'enigma della violenza, dell'oltraggio, dell'urlo ammutito; piu' di ogni altro vigila l'inesplicabilita' della morte inferta con accanimento selvaggio e, al tempo stesso, con orrenda sacerta' procedurale, protocollare; e per questo (seguendo stavolta la lezione di R. Girard) segnala e custodisce il mistero stesso del Sacro; e infine, piu' di ogni altro volto, con la sua intrinseca consistenza, iconica consistenza di luce ed ombra, testimonia che se c'e' abbastanza oscurita' per dubitare e negare c'e' pur sempre luce sufficiente per affermare e credere (come, almeno dalla Notte del Fuoco, sapeva cosi' bene Pascal ...).

Il volto dell'Uomo sindonico e' per Perrini il "luogo" della decisione tra due abissi immani, tra fede e disperazione; e' il luogo della sfida cruciale sul guado del nulla. Coraggiosamente, generosamente egli non si sottrae, accetta il corpo a corpo col Dio dell'Ombra e della Notte, la lotta senza esclusione di colpi, il certame senza regole certe col misterioso Assalitore notturno, l'Angelo (o l'Ombra?) di Dio. Perrini accoglie la provocazione dello Sconosciuto, del Dio Ignoto e senza Volto, aprosopo: ma questa accettazione significa osare guadare l'inguadabile, attraversare i domini del Caos privo di Forma. Per guadagnare il Paradiso della Forma, Perrini deve abbandonare tutte le forme, avventurarsi nel quasi - nulla della forma, sfidare il grado zero della figura: poiche' esso, il Paradiso, e' sempre oltre - forme, e' un sempre asintotico Oltre.


3.Per ora (vale a dire per quello che il "Ciclo del Volto" documenta e testimonia) la fede di Perrini sta in questo misurarsi incessante con l'Angelo della Forma, sfuggente e inafferrabile: le sue icone rasentano pericolosamente l'orlo vertiginoso dell'aniconico, le materie cromatiche manifestano una tensione autodecostruttiva verso l'immateriale, la caleidoscopica policromia delle aggregazioni maculari tende a virare verso la monocromia e, in definitiva, verso la smaterializzazione fantasmatica, verso la luce come non colore.

Le dodicesime "immagini", "Trasfigurazione", fanno pensare che Perrini si orienti alla fine verso quella Luce che, volte le spalle all'oscurita' del dubbio e del rifiuto, e' teofania ed epifania. Se c'e' abbastanza oscurita' per disperare e altrettanta luce per accogliere l'appello della fede, il Nostro, introiettando l'agonia dell'Uomo sindonico, sembra volgersi al mistero di Dio come Fonte inaccessibile della Luce, sembra invocare, come Goethe con le sue estreme parole, <piu' luce> ( <Mehr Licht, mehr Licht!> ). More Light ...


maggio 1998Enzo D'Elea (Garzione)